Le superstizioni giapponesi più curiose che devi conoscere
Il Giappone è una terra particolare, fatta di contrasti: natura incontaminata e gigantesche metropoli, foreste selvagge e spiagge quasi tropicali, modernità e tradizioni. È un paese in cui passato e presente convivono in antiche credenze, folklore e superstizioni popolari che scandiscono il quotidiano, spesso in modo discreto, ma significativo. Rappresentano un patrimonio culturale davvero interessante per qualsiasi viaggiatore, perché offrono uno sguardo sul modo in cui i giapponesi interpretano il mondo, la sorte e la fortuna. E allora scopriamo alcune di queste superstizioni giapponesi, quelle che vale la pena conoscere se hai intenzione di organizzare un viaggio in Giappone in inverno o in una qualsiasi altra stagione.
Superstizioni giapponesi legate a numeri, simboli e “parole-omofone”
La lingua giapponese è caratterizzata da molti omofoni, ovvero parole che hanno la stessa pronuncia ma significati diversi. Questa peculiarità giustifica anche la sopravvivenza dei kanji nel tempo, dato che in un testo scritto essi rappresentano l’unico modo per distinguere le parole foneticamente uguali.
Quando si parla di superstizioni giapponesi, i casi più emblematici di omofonia riguardano i numeri. In particolare, il numero 4 (四). Una delle letture del kanji di 4 è “shi” (l’altra è “yon”), che è anche la lettura del kanji di morte (死), ecco perché è considerato un numero sfortunato. La scaramanzia dei giapponesi rispetto a questo numero è talmente elevata che in ospedali, hotel o palazzi è comune che il “4° piano” non esista. Anche il numero 9 (九), “ku”, viene evitato da molti: la pronuncia richiama “ku” (苦) di sofferenza/dolore, rendendolo associato a sfortuna.
Alcune combinazioni numeriche, poi, come 42 (“shi” e “ni"), sono evitate perché richiamano il verbo “shinu”, morire, o altri termini legati alla morte. Al contrario, alcuni numeri sono associati a fortuna, prosperità e ricorrenze felici. Ad esempio, il kanji di 8 (八) ha una forma che si allarga verso il basso e richiama l’idea di suehirogari, ovvero la fortuna che si espande e continua a crescere.
Età, anni “sfortunati” e momenti dell’anno
Parliamo ancora di numeri, ma stavolta di età. Una delle superstizioni giapponesi più radicate riguarda anni considerati critici, che meritano attenzione, cautela o rituali propiziatori. Questo concetto si chiama yakudoshi.
Per gli uomini, le età considerate “sfortunate” più comuni sono 25, 42 e 61; per le donne, 19, 33 e 37 (anche se le varianti cambiano da regione a regione). In particolare, il 42 per gli uomini e il 33 per le donne sono considerati “anni di grande calamità” (大厄 – daiyaku), potenzialmente pericolosi. Spesso chi arriva in queste età può decidere di recarsi in un tempio o santuario per un rito di purificazione, oppure acquistare un omamori, per cercare protezione o attrarre fortuna.
Passando alle età fortunate, invece, vanno citati i 3, 5 e 7 anni. C’è proprio una festività, “Shichi‑Go‑San”(letteralmente “3-5-7”), che celebra la crescita dei bambini, in particolare delle bambine di 3 e 7 anni e dei bambini di 3 e 5 anni. La scelta dei numeri non è casuale: 3, 5 e 7 sono spesso considerati fortunati.
C’è poi una credenza che riguarda l’andamento dei singoli anni. È l’hatsuyume, il “primo sogno dell’anno”. Si dice che sognare certe immagini la prima notte dell’anno, quella tra il primo e il 2 gennaio, presagisca prosperità e fortuna. Quali sono queste immagini? Il Monte Fuji, un falco o una melanzana. Non si sa bene quale sia l’origine della scelta di queste immagini, ma poco cambia: l’importante è sognarle.
Tabù, gesti e regole di buona (o cattiva) sorte nella vita quotidiana
Non solo numeri: molte superstizioni giapponesi ruotano attorno a gesti, comportamenti quotidiani, oggetti di uso comune.
Un esempio molto importante per quando sarai in viaggio in Giappone e ti troverai in ristorante o a casa di qualcuno per un pranzo o una cena riguarda le bacchette. Gli hashi non vanno mai infilati di punta nella ciotola di riso.Questo gesto è considerato tabù, perché viene fatto solo con le offerte di cibo ai defunti durante funerali. Posizionare le bacchette così equivale dunque a evocare la morte. Altrettanto importante è non passare il cibo da bacchette a bacchette: anche questo gesto ricorda rituali funebri legati alla cremazione, e va evitato.
Legato alla morte, ma con funzione propiziatoria, è il gesto di nascondere il pollice se passa un carro funebre. In giapponese pollice si dice “oyayubi”, ovvero “dito dei genitori”, quindi nascondendo il pollice si “protegge” simbolicamente i genitori da morte o sventura.
Se poi non vuoi assolutamente attrarre spiriti maligni, ricorda che ci sono alcune attività che non devi assolutamente compiere di notte. Tra queste, fischiare e tagliarti le unghie! Secondo una superstizione, tagliare le unghie di notte porterebbe sfortuna o addirittura accorcerebbe la vita.
Sempre legata alla notte è la posizione in cui si dorme: farlo con la testa rivolta a nord è considerato sfortunato, perché tradizionalmente i defunti vengono sepolti con la testa in quella direzione.
Animali e natura: segni e presagi
Nella tradizione popolare giapponese, gli animali e i fenomeni naturali possono assumere un valore simbolico legato a fortuna, presagi, protezione o sventura.
Al contrario di molte culture occidentali, in Giappone un gatto nero che attraversa la strada può essere considerato di buon auspicio e non un segno di sventura. Anche vedere un ragno al mattino è considerato portafortuna, o può significare che qualcuno penserà a te o avrai visite inattese. Tuttavia, vedere un ragno di notte può essere segno di sventura. Anche vedere un gruppo di corvi può essere interpretato come annuncio di cattive notizie.
Fortuna, amuleti, rituali e “biglietti della sorte”
Può sembrare che molte superstizioni giapponesi siano pessimistiche. In realtà, ci sono numerosi simboli, riti e oggetti che servono ad attrarre fortuna o a garantire protezione.
Tra gli amuleti che sicuramente incrocerai durante il tuo viaggio in Giappone ci sono gli omamori, piccoli e venduti nei templi e santuari (shintoisti o buddhisti), sono pensati per portare buona sorte, protezione, salute, successo negli esami, viaggi sicuri, amore, prosperità, ecc. Molti giapponesi li portano con sé o li regalano nei momenti importanti.
Quando visiterai i templi potrai anche estrarre un omikuji, un biglietto della sorte che predice la fortuna su vari aspetti (salute, amore, denaro, viaggi, destino). Se la previsione è negativa, è tradizione legarlo a un albero o a un filo nel cortile del tempio, con l’idea di “lasciare” la sfortuna lì. Se è positiva, molti lo conservano come portafortuna. È una tradizione semplice che ti aiuta a immergerti nella spiritualità popolare giapponese.
Ricordati invece di non regalare mai un pettine a un giapponese, poiché considerato di cattivo auspicio. Come già visto in precedenza, è tutta questione di pronuncia: in giapponese pettine si dice “kushi”, termine che richiama parole legate a morte o sofferenza.
Interpretazioni: da dove nascono queste superstizioni?
Per capire perché certe credenze sopravvivono, è utile guardare alla storia religiosa e spirituale del Giappone: elementi animisti, shintoisti, buddhisti hanno modellato la sensibilità popolare, portando allo sviluppo di uno stretto rapporto delle persone con la natura, gli spiriti, la morte, gli antenati. Un bagaglio che sopravvive nonostante la modernità che contraddistingue il paese. Se da un lato i giapponesi vivono tra grattacieli altissimi e viaggiano su Shinkansen velocissimi, dall’altro riescono ancora a vedere poesia nella fioritura dei sakura o nel momiji autunnale, e a percepire presagi in animali e altri fenomeni.
Per quanto riguarda i tabù, invece, molti sono legati ai concetti di impurità e di energia spirituale, anch’essi legati alla tradizione religiosa. Alcuni gesti o azioni sono visti come un’apertura alla sfortuna o alle energie negative. Allo stesso tempo, la ricerca di protezione e fortuna tramite amuleti, rituali e simboli mostra come i giapponesi siano alla ricerca di equilibrio, di controllo sul destino, di speranza, nonché quanto siano rispettosi delle tradizioni antiche.
Come abbiamo visto, poi, molte superstizioni nascono da rimandi linguistici, in particolare da casi di assonanza di numeri e parole con termini legati a morte e dolore.
Conoscere queste superstizioni giapponesi può essere davvero utile mentre viaggi in Giappone per muoverti con rispetto e consapevolezza. Ad esempio quando entri in ryokan o a casa di qualcuno, quando mangi in compagnia, quando regali qualcosa o visiti un tempio. Ma sono anche un modo per accedere a un linguaggio culturale diverso, fatto di sfumature, di delicatezza, di significati che resistono al tempo. Impararle tutte è impegnativo, ma se ti muovi per il paese con una buona connessione Internet puoi sempre controllare online per toglierti dubbi e perplessità. Per questo, prima di partire attiva una SIM o eSIM giapponese in modo da avere accesso continuo al web e poter effettuare non solo ricerche ma anche prenotazioni di treni, ristoranti, hotel e altri servizi.